Il CNEL si autocelebra. Forlani no – Quando l’esperto del CNEL dà ragione a chi il CNEL esclude

Il CNEL si autocelebra. Forlani  no – Quando l’esperto del CNEL dà ragione a chi il CNEL esclude
Aprile 23 18:01 2026 Print This Article

Forlani torna sull’argomento. E questa volta dice tutto.

Il secondo intervento di Forlani su Il Sussidiario in pochi giorni merita una lettura attenta, perché è un testo politicamente denso che — pur non essendo scritto in nostro favore — contiene alcune delle migliori munizioni che potremmo usare.

Il Governo si è tirato indietro. E ha fatto bene, ma per le ragioni sbagliate.

Forlani descrive correttamente la rinuncia dell’Esecutivo a regolare con decreto la materia della rappresentanza, motivata dall'”esigenza di costruire un consenso con le principali confederazioni”. Una scelta che lui definisce “saggia”. Noi la definiamo diversamente: è una resa ai soliti noti. Il Governo ha ceduto alla pressione delle confederazioni maggiori, rinunciando a normare un vuoto che dura da settant’anni. L’articolo 39 della Costituzione resta lettera morta. E il risultato è che la materia viene ora affidata a chi ha tutto l’interesse a gestirla senza che nessuno guardi.

I numeri che smontano il racconto dei “contratti pirata”.

Forlani lo scrive chiaro: i contratti cosiddetti pirata “non risulta applicata” la gran parte, e “nel complesso non supera il 3% del totale dei lavoratori dipendenti”. È lo stesso dato che il presidente Brunetta ha diffuso lunedì scorso. Tre per cento. Eppure su quel 3% si è costruita un’intera narrazione politica, si è riorganizzato l’Archivio CNEL, si è tentato di introdurre per via amministrativa quello che la Costituzione richiederebbe per legge. Qualcuno deve rispondere di questa sproporzione tra il problema reale e la soluzione adottata.

Il vero nodo: la stagnazione salariale non dipende da noi.

Il passaggio più importante dell’articolo è quello sui tre paradossi del sistema italiano: alta copertura contrattuale, salari che non crescono, parti sociali che chiedono intervento pubblico invece di innovare. Forlani lo dice con la diplomazia istituzionale che gli compete, ma la sostanza è questa: il problema salariale italiano è strutturale, non è causato dai contratti minori, ed è stato prodotto da vent’anni di rendita di posizione delle organizzazioni maggiori nei settori dei servizi. La terziarizzazione dell’economia ha eroso i confini categoriali, reso inefficace la contrattazione centralizzata e aperto spazi di dumping — non perché qualcuno li abbia “occupati abusivamente”, ma perché chi avrebbe dovuto presidiarli non l’ha fatto.

Il punto che Forlani non dice, ma che è implicito.

Se il sistema di contrattazione ha fallito sul versante salariale nonostante una copertura del 97%, e se la soluzione proposta è “rafforzare i criteri di selezione delle associazioni più rappresentative” — cioè restringere ulteriormente il campo — allora si sta curando una malattia con la stessa medicina che l’ha causata. Più concentrazione, meno pluralismo, meno concorrenza tra modelli contrattuali. Il risultato non potrà che essere lo stesso: stagnazione salariale, innovazione sociale zero, e parti sociali sempre più dipendenti dalla cassa pubblica.

Cosa significa per il CIN.

Forlani chiude con una frase che vale come manifesto involontario della nostra proposta: “il confronto tra le parti sociali non può rimanere contingentato nel perimetro della regolazione della rappresentatività.” Ha ragione. Il problema è più grande. Ed è esattamente per questo che serve uno strumento come il CIN: non per litigare su chi ha più tessere, ma per portare al tavolo una proposta concreta su come il sistema contrattuale può innovarsi, distribuire meglio i risultati della produttività e smettere di dipendere dagli interventi pubblici per sopravvivere.

L’articolo di Forlani, letto fino in fondo, è una critica implicita al sistema che il CNEL ha appena celebrato. Vale la pena citarlo ogni volta che qualcuno ci chiede perché esiste il CIN.

di Claudio Armeni – Segretario Generale / Conf.SELP – Confederazione Sindacale Europea Lavoratori e Pensionati – CIAS

 

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