Meridione, le verità mai dette

Meridione, le verità mai dette
Maggio 18 13:44 2018 Print This Article

La storia che noi Italiani abbiamo imparato a scuola racconta che Vittorio Emanuele II di Savoia, Cavour e Garibaldi hanno realizzato l’Unità d’Italia. Ci hanno raccontato e magnificato che Giuseppe Garibaldi è l’eroe dei due mondi. Ci hanno detto che i contadini meridionali erano arretrati e briganti, che le popolazioni del Sud erano oppresse e sfruttate dai Borboni. Ma è proprio così?
Spulciando un po’ di bibliografia inerente all’interrogativo, con un solo clic su Google abbiamo trovato ben 51 testi, ma sono molti di più, che raccontano una verità diversa; testi scritti da valenti storici, economisti, antropologi, che hanno analizzato tutto il XIX secolo sulla scorta di atti documentali, conservati presso gli archivi di stato, e che danno uno spaccato preciso di ciò che è accaduto, realmente!
Pertanto, al fine di conoscere meglio la realtà e per restituire moralmente ai meridionali quella dignità, ancora oggi negata da alcune componenti sociali e politiche, appare opportuno avviare una seria rivisitazione storiografica, ancorché in maniera necessariamente sintetica.
Iniziamo dallo spaccato economico : nel “Regno delle due Sicilie”, la Marina Borbonica deteneva la flotta Mercantile più importante al mondo, seconda solo all’Inghilterra, con la costruzione del primo battello a vapore, la prima Compagnia di Navigazione a vapore del Mediterraneo, la prima crociera turistica. L’organizzazione complessiva della marineria si distinse nell’arrivare per prima a proporre innovazioni all’avanguardia in Europa e con un sistema portuale importante. Gli occupati nel settore cantieristico erano decine di migliaia e il tonnellaggio complessivo della flotta era talmente elevato da renderla terza in Europa. Proprio grazie anche al grande sviluppo della marina mercantile, l’economia era in continua crescita.
Altro primato la realizzazione delle prime ferrovie, che ebbero un successo per numero di utenti e per il trasporto delle merci, così importante tanto da essere finanziata la realizzazione dell’ampliamento delle linee con fondi statali, atteso che il primo troncone era stato realizzato da privati.
Le ferriere di Mongiana in Calabria producevano l’acciaio più puro d’Europa e le riserve auree del Banco di Napoli erano seconde solo all’Inghilterra. La pressione fiscale era molto bassa rispetto ad altri Stati e l’agricoltura era fiorente.
Dal punto di vista culturale, non si può non citare l’istituzione dell’Università Federico II, e la rete di attività teatrali e musicali a partire dal Teatro San Carlo e via via per altre città, Cosenza, Palermo, Bari, etc. Poi, il fiorire di periodici che, dai salotti letterari, passavano per le famiglie di quella borghesia che animava le Accademie e i salotti stessi.
Il Re Ferdinando II aderì nel 1838 agli accordi franco-britannici contro la tratta dei negri e, nello stesso anno, stabilì pene severissime contro i duelli anche per i padrini. Concesse l’amnistia ai detenuti per ragioni politiche in Sicilia e grande autonomia giuridica ed amministrativa all’isola; inoltre, personalmente, seguì il contrasto alla feudalità.
Nel Regno delle Due Sicilie non si pagavano tasse di successione, tasse sugli atti delle società per azioni e su quelli degli Istituti di credito; il debito pubblico era minimo, l’imposta fondiaria lievissima, la Sicilia era esente dalla leva militare, dall’imposta sul sale e dal monopolio del tabacco. Come troviamo scritto nella rivista “L’Armonia”, Ferdinando ha «stabilito nei maggiori centri della popolazione monti frumentari per somministrare grano agli agricoltori da seminare e per mantenersi colle loro famiglie, tagliando così in pari tempo le gambe all’usura».
Purtroppo, erano presenti e consolidate anche alcune negatività, che impedirono uno sviluppo ulteriore, in particolare nella scolarizzazione delle popolazioni. Di fatto, la riforma scolastica promulgata dai Borboni e ostacolata fortemente dai Feudatari, osteggiati da Federico II, non riuscì mai a decollare. Inoltre, i soprusi di qualche latifondista, la famosa pratica dello “Jus Primae Noctis” (ovvero il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa), abolito con la rivoluzione Francese, era ancora in uso in taluni territori. Infine, l’eccessivo sfruttamento dei contadini, oppressi da un salario minimo, mantenuti in abitazioni fatiscenti e in forte arretratezza culturale, contribuirono a creare negli anni sentimenti di odio facilmente strumentabili.
Questi rancori, trovarono terreno fertile negli arruolamenti da parte di giovani meridionali nelle truppe della spedizione dei Mille, con la promessa della distribuzione delle terre e la libertà dai soprusi. Invece, è emblematico il sanguinoso “eccidio di Bronte” in Sicilia, dove i poveri contadini creduloni che avevano occupato le terre furono immediatamente fucilati dai garibaldini di Nino Bixio. avvenimenti analoghi accaddero in paesini della Calabria, Basilicata e Campania.
Ancora più drammatico e spregevole fu l’aver definito strumentalmente tutti i meridionali “Briganti”, con il supporto di Cesare Lombroso, medico antropologo, il quale, con le sue teorie sulla struttura ossea dei meridionali, legittimava i crimini perpetrati dagli occupanti. Infatti, era sufficiente misurare l’ampiezza della fronte per essere definito brigante e poterlo fucilare all’istante; oppure, bastava incontrare un contadino o una contadina, con due pagnotte per fucilarli, con la motivazione che la seconda pagnotta era destinata ad un brigante…..
Con l’annessione del Sud al Piemonte, la popolazione si rese conto molto presto che i tanti proclami di libertà, uguaglianza, giustizia, migliorie economiche e sociali, erano falsi… Allo smantellamento di tutte le industrie, smontate e trasferite a Nord, soprattutto in Piemonte, seguì la confisca delle consistenti riserve auree dal Banco di Napoli e di ogni bene presente al Sud. L’economia iniziò un rapido declino, in conseguenza dell’inasprimento fiscale e della demolizione delle industrie (ogni cosa doveva provenire dal Piemonte, addirittura la fornitura della carta nella Pubblica Amministrazione). Con l’imposizione della leva militare obbligatoria per sei anni, i giovani vennero mandati al Nord, privando le famiglie contadine della manodopera indispensabile, provocando così un impoverimento delle famiglie stesse.
Il rancore e le proteste delle popolazioni meridionali vennero soffocate nel sangue, con inaudita ferocia, con l’invio di Bersaglieri e Fanti agli ordini di Casa Savoia, i quali distrussero e rasero al suolo interi paesi, vedi Pontelandolfo e Casalduni (Benevento) Belvedere Spinello (Crotone). Gli abitanti, donne, bambini, vecchi, sacerdoti furono fucilati o trucidati a colpi di baionetta; le case saccheggiate e poi bruciate. Ma in tutto il Meridione queste truppe saccheggiavano, violentavano, uccidevano, con la scusante di combattere il “brigantaggio”….
Ancora più grave fu la decisione nei confronti di quei militari dell’esercito regolare borbonico che non vollero passare nelle file piemontesi, rinnegando il giuramento prestato al proprio ordinamento. Assieme a quella parte di popolazione che veniva considerata collusa o sostenitori dei “briganti”, vennero tutti deportati nella Fortezza di Fenestrelle, sulle Alpi, alle pendici del monte Orsiera (oltre 1800 metri), dove anche per reazione ad un tentativo di evasione, vennero tolti i vetri dalle finestre e gettate carcasse di animali morti nelle cisterne di acqua per favorire la malaria. Pertanto, al freddo, mal nutriti e malati, ammassati per terra nelle celle degradate, in pochi si salvarono da questo olocausto. Poi, i morti venivano buttati in grandi vasche di calce viva per corrodere i corpi….
Ultimo atto di questa azione “di conquista” del Meridione da parte di Casa Savoia fu la spinta forzata all’emigrazione (soprattutto nelle Americhe), forse, con l’intento di cancellare nella popolazione la memoria e la dignità della propria eredità culturale. A questo si aggiunse l’impoverimento della manodopera nei campi e il calo demografico che determinarono quella arretratezza economica che, ancora oggi a distanza, di oltre 150 anni, non riesce a trovare opportunità concrete per un effettivo decollo di tutto il Meridione.
A partire dagli anni ’50 del secolo scorso, si è assistito ad un nuovo oltraggioso comportamento di una classe di industriali provenienti dal Nord dell’Italia i quali, grazie ai cospicui finanziamenti statali (Cassa per il Mezzogiorno) e, poi, ai fondi europei (che si perdono in una voragine fatta di gare irregolari e incapacità gestionali), hanno disseminato i territori di capannoni vuoti e false aree industriali, per poi sparire e accusare il Sud di incapacità.
Con queste premesse, l’ENSI Volontariato Calabria ha promosso unitamente ad altri Enti e Associazioni la realizzazione della settimana di “Studi Risorgimentali” con il chiaro obbiettivo di analizzare e contribuire alla giusta informazione della realtà, in un percorso di revisionismo storico

di Sante Blasi

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