Immigrazione, Europa e identità: la necessità di un riequilibrio. Cerciello (Conf. PMI ITALIA) “L’immigrazione senza regole non crea sviluppo, ma caos e violenza”

Immigrazione, Europa e identità: la necessità di un riequilibrio. Cerciello (Conf. PMI ITALIA) “L’immigrazione senza regole non crea sviluppo, ma caos e violenza”
Agosto 05 13:49 2026 Print This Article

Gli episodi delle ultime settimane, dalla nuova pressione migratoria a Ceuta al dibattito suscitato da alcune vicende nel Regno Unito, evidenziano una questione che l’Europa non può più rinviare: la necessità di un riequilibrio delle proprie politiche sull’immigrazione.

L’accoglienza di chi fugge da guerre, persecuzioni o condizioni di estrema difficoltà rappresenta un principio della tradizione democratica europea. Allo stesso tempo, un sistema di immigrazione regolare, programmato e controllato costituisce una condizione necessaria affinché l’integrazione possa funzionare. Quando i flussi diventano incontrollati e gli Stati faticano a governare ingressi, permanenze e percorsi di integrazione, aumenta il rischio di tensioni sociali e di una progressiva perdita di fiducia nelle istituzioni.

La questione non riguarda soltanto i numeri. Riguarda la capacità dello Stato di far rispettare le proprie regole e di garantire sicurezza e coesione sociale. Una politica migratoria efficace deve quindi prevedere controlli rigorosi alle frontiere, contrasto all’immigrazione irregolare, canali legali di ingresso e percorsi concreti di formazione, conoscenza della lingua e inserimento lavorativo.

Il tema dell’identità culturale e religiosa si inserisce nello stesso quadro. Il caso di Birmingham, dove il nuovo Lord Mayor Zaker Choudhry, nato in Pakistan, ha aperto la cerimonia d’insediamento con una breve preghiera islamica in arabo, ha riacceso il dibattito sul rapporto tra religione e istituzioni pubbliche.

La libertà religiosa è un diritto fondamentale e deve essere garantita a tutti. Ma proprio per questo è necessario ribadire un altro principio altrettanto importante: la laicità delle istituzioni deve valere per tutti, non soltanto per i cristiani. Non può essere considerata una regola da invocare quando si tratta di tradizioni cristiane e da accantonare quando entrano in gioco altre confessioni.

La laicità non significa ostilità verso la religione. Significa che le istituzioni pubbliche appartengono a tutti i cittadini e non possono diventare espressione privilegiata di una confessione. Un amministratore musulmano deve poter professare liberamente la propria fede, così come un amministratore cristiano o di qualsiasi altra religione. Ma, quando si rappresenta un’istituzione pubblica, deve prevalere il principio della neutralità istituzionale, proprio per garantire pari dignità e libertà a credenti e non credenti.

Lo stesso principio deve valere nella società. Ogni comunità ha il diritto di conservare le proprie tradizioni, ma deve rispettare quelle degli altri. Nessuna manifestazione religiosa, cristiana, musulmana, ebraica o di altra confessione può essere derisa, intimidita o ostacolata. Il pluralismo richiede reciprocità.

È proprio su questo terreno che serve chiarezza. Nessuna cultura o religione può diventare uno spazio sottratto alle leggi dello Stato. Pratiche incompatibili con i diritti fondamentali, con l’uguaglianza tra uomo e donna, con la libertà individuale e con i principi costituzionali non possono essere giustificate in nome della tradizione o della fede.

Una stretta sull’immigrazione irregolare non dovrebbe quindi essere letta come una chiusura verso lo straniero, ma come il tentativo di riportare il fenomeno entro regole sostenibili. Quando le istituzioni appaiono incapaci di governare i flussi, garantire sicurezza e far rispettare le leggi, possono crescere esasperazione, conflittualità e, nei casi più gravi, la tentazione di ricorrere a forme di giustizia privata. Sarebbe una deriva pericolosa, perché lo Stato di diritto non può essere sostituito dalla legge del più forte.

Il rischio, nel lungo periodo, è anche quello di un indebolimento dei valori sui quali si fondano le democrazie occidentali: libertà, uguaglianza davanti alla legge, dignità della persona, laicità delle istituzioni e rispetto dei diritti individuali.

L’obiettivo non può essere una società chiusa, ma una società capace di stabilire chi entra, a quali condizioni e quali regole devono essere rispettate da tutti.

Accoglienza e legalità non sono concetti contrapposti. Senza legalità, però, anche l’integrazione rischia di trasformarsi in un progetto destinato a fallire.

“La questione dell’immigrazione – afferma Tommaso Cerciello, Presidente della Conf PMI ITALIA – è un tema estremamente delicato e strategico. Purtroppo una certa parte politica ha  un approccio ideologico da un lato, interessato dall’altro, che teorizzano l’ingresso libero ed indiscriminato degli immigrati, Non si possono più gestire i flussi senza regole. La difesa dei confini rappresenta un valore da difendere. Come Confederazione siamo iscritti alla piattaforma che gestisce i flussi e siamo consapevoli che abbiamo bisogno per il nostro sistema economico e sociale del contributo degli stranieri, ma questi devono essere nel numero realmente proporzionato alle esigenze, personale formato adeguatamente, Purtroppo è noto che in tutta Europa vi è un numero significativo di extracomunitari che sono in continente senza alcun titolo rischiando di divenire una vera e bomba sociale. Chi non ha titolo per restare deve necessariamente andar via, soprattutto se qui ha commesso dei reati. Noi siamo per l’immigrazione regolare e controllata che è la sola che può determinare sviluppo ed allo stesso modo aiutare chi è in difficoltà. E’ chiaro che i Paesi più poveri vanno aiutati in loco ed in questo caso vi sono vari piani che si stanno sviluppando: questa è l’unica strada percorribile non di certo favorire scriteriati esodi di massa. Con il recente progetto in Congo stiamo dando anche in tal senso il nostro contributo”

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