Nola – Domenico Caliendo vivrà per sempre. Il suo spirito si incarnerà nell’opera dell’istituenda Fondazione che porterà il suo nome, promossa dalla famiglia, in particolare dalla mamma del piccolo, la signora Patrizia Mercolino.
Il comitato promotore ha già avviato il percorso per la raccolta dei fondi necessari per la costituzione dell’ente che si occuperà di tutti coloro che verseranno in situazioni di difficoltà.
Anche dopo lo svolgimento dei funerali, tenutisi nei giorni scorsi a Nola – in Cattedrale – con una partecipazione straordinaria e sentita di pubblico, compreso il premier, Giorgia Meloni, l’attenzione sulla vicenda resta alta.
Tutti invocano giustizia affinché quanto accaduto non si ripeta più in futuro. Quanto sta emergendo dalle indagini è una serie di errori e superficialità che hanno compromesso la buona riuscita del trapianto di cuore condannando, fatalmente, il piccolo Domenico.
La magistratura dovrà chiarire i tanti punti neri di una storia che non fa onore alla sanità italiana, sviluppatasi tra la struttura di Bolzano, dove è stato espiantato il cuore, ed il Monaldi, dove l’organo era destinato.
In particolare l’uso improprio del ghiaccio secco al posto di quello normale che ha finito per “bruciare” l’organo. Ed ancora perché al Monaldi è stato espiantato il cuore al piccolo Domenico prima di accertarsi che quello nuovo andasse bene? Accanto a tutto questo -che potrebbe rientrare nell’errore umano catalogabile nella colpa – ci sono poi i maldestri tentativi di insabbiare tutto, entrando così nel terreno del dolo. “Per nascondere quanto accaduto e non essere incriminati – ha dichiarato al Fatto Quotidiano, l’avvocato Petruzzi, legale della famiglia Caliendo – hanno accettato il rischio che Domenico potesse morire. Non hanno preso in considerazione delle terapie che avrebbero potuto far arrivare Domenico in uno stato trapiantabile al cuore nuovo. Loro non si aspettavano che arrivasse un nuovo cuore. La tempistica di un cuore pediatrico è di circa tre anni, invece è successo un miracolo ed è arrivato in due mesi. Per noi è stato omicidio volontario”. Al momento sono sette gli indagati tra medici ed infermieri del Monaldi.
“La vendetta appartiene alla logica dell’istinto e dell’emotività. La giustizia, invece, è il fondamento dello Stato di diritto. Significa accertare i fatti, stabilire le responsabilità, garantire che chi ha sbagliato risponda delle proprie azioni secondo la legge – ha dichiarato Tommaso Cerciello, Presidente Nazionale della Conf PMI ITALIA – Con la nostra Confederazione siamo vicini al dolore della famiglia e non faremo mancare il nostro sostegno a quelle che saranno le iniziative della Fondazione”