Con la recente sentenza della Corte d’Appello di Torino, che conferma quanto già sancito in primo grado lo scorso dicembre, si consolida un principio tanto elementare quanto disatteso: il gestore di impianto carburanti è un imprenditore autonomo, non un “dipendente camuffato” attraverso contratti capestro imposti dalle compagnie petrolifere. Il caso, portato avanti da Faib-Confesercenti a tutela di un gestore piemontese assistito dall’Avv. Massimo Sibona, riguarda l’ennesimo tentativo di trasformare il rapporto contrattuale tra compagnia e gestore da comodato a “appalto di servizio”, cancellando di fatto ogni autonomia gestionale del gestore stesso. La sentenza, che ricalca i punti più critici denunciati da anni da ANGAC – Conf. PMI ITALIA, conferma la natura simulata di questi contratti: imposizioni aziendali, mansionari rigidi, assenza di autonomia organizzativa, margini risicati e responsabilità unilaterali, tutto in barba alla definizione giuridica di imprenditore. “Siamo di fronte a un modello contrattuale ibrido, costruito per eludere i vincoli del lavoro subordinato senza riconoscere alcun diritto tipico dell’impresa. Un dipendente con partita IVA, senza tutele né margini”, commenta il portavoce nazionale di ANGAC. E ancora una volta si evidenzia come le grandi compagnie abbiano costruito un sistema basato sull’assoggettamento contrattuale, scaricando ogni rischio sul gestore, ma continuando a esercitare un controllo rigido e centralizzato su prezzi, approvvigionamenti, orari, divise, fornitori e layout impiantistici. ANGAC – Conf. PMI ITALIA accoglie con favore la sentenza, ma rilancia con forza un concetto: non bastano più le vittorie in aula. Serve una riforma strutturale, normativa e contrattuale dell’intero settore. Chiediamo: • Una revisione dei contratti standard, con riconoscimento della piena autonomia imprenditoriale del gestore; • Un tavolo di confronto con il governo e le compagnie, che non escluda le sigle realmente rappresentative sul territorio; • La fine delle imposizioni unilaterali, che negli ultimi anni hanno svilito la figura del gestore, ridotto i margini, aumentato i rischi e sottratto ogni dignità lavorativa. Le sentenze parlano chiaro. Ora tocca alla politica e alle istituzioni ascoltare e agire. I gestori non sono esecutori su piazzale, ma presìdi economici e sociali del territorio. E se c’è ancora chi non lo ha capito, che lo legga nelle sentenze. di comunicato stampa ANGAC – Conf. PMI ITALIA Associazione Nazionale Gestori Autonomi Carburanti