I tempi di attesa di carico e scarico merci in Italia sono stati recentemente aggiornati, con la franchigia gratuita che passa da 120 minuti a 90 minuti, decorrenti dal momento dell’arrivo del mezzo alla piattaforma logistica, generalmente della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).
Oltre i 90 minuti scatta un indennizzo pari ad Euro 100 per ogni ora o frazione di ora di ritardo, ripartito in solido tra committente e caricatore.
Il computo dei minuti è ascrivibile all’attesa per l’inizio delle operazioni di carico/scarico, mentre i tempi per l’esecuzione materiale sono definiti dal contratto sottoscritto tra le parti e prevedono ulteriori indennizzi, ove previsti, se si siperano anche frazioni di ora inferiori a 60 minuti.
Nonostante tra gli operatori ci sia chi esulta e consideri la Legge n. 105/2025, in vigore dallo 01/07/2025, un successo, vi è anche una “voce fuori dal coro”, che ritiene si cerchi di risolvere il problema dalla coda e non dalla testa, con un comparto, quello dell’autotrasporto, sempre più penalizzato e non adeguatamente disciplinato.
“Premesso che ad oggi non si ha notizia della reale applicazione delle penali per ritardo nei confronti delle committenze, le quali hanno ancora un potere contrattuale esagerato, sproporzionato rispetto a quello dei vettori”, afferma Giuseppe Neri, Vice Presidente della Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani, L.A.A.I.S., Confederata PMI Italia, “la misura introdotta a luglio non ha apportato alcuna miglioria, dato che sono moltissime le criticità che gli operatori del settore riscontrano nelle piattaforme di carico e scarico, per lo più a monopolio GDO, e nelle quali il Pacchetto Mobilità Europeo è un optional e mancano addirittura gli standard richiesti ad una logistica etica e competitiva, ad esempio servizi igienici ed aree di ristoro adeguati.”
La sub-vezione, che può addirittura arrivare a cinque passaggi, la capacità della committenza di comprimere i prezzi e dettare le regole del mercato, la concorrenza estera e la carenza di risorse umane nel comparto logistico sono le reali spine nel fianco.
Il legislatore avrebbe dovuto prima di tutto tenere in considerazione che l’autotrasporto nazionale non è più competitivo e che tra introduzione di provvedimenti iniqui, come quello suil divieto di sorpasso iin aree non critiche, o l’inasprimento delle condizioni di lavoro, con sanzioni codicistiche che con la sicurezza stradale non hanno nulla a che vedere, il concreto rischio di un’emorragia di autisti che scappano letteralmente da una professione che non è più vista come attrattiva e redditizia è ormai realtà.
Si ricordi sempre, in un contesto sociale troppo impoverito di valori, che in una cabina di un camion viaggia un uomo, spesso in solitudine, lontano chilometri e chilometri dai propri affetti e che spesso si trova ad affrontare ostacoli ed imprevisti per assicurare alla collettività benessere e certezze.
di Tania Andreoli
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