Economia circolare: sfide, opportunità, e traguardi raggiunti

Economia circolare: sfide, opportunità, e traguardi raggiunti
Dicembre 12 16:49 2019 Print This Article

Un’economia può essere definita circolare quando gli scarti del processo di produzione sono e rientrano nel processo in forma di materie prime riciclate.

Il sistema produttivo si basa sul concetto che ogni prodotto o servizio, in ogni fase, sia una risorsa che crea valore. Fino a oggi il modello di crescita economico è stato lineare, basata sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo in grande quantità e lo smaltimento degli scarti una volta raggiunta il ciclo produttivo. Questo continuo flusso di estrazione e dismissione è insostenibile e costoso.

Al contrario, l’economia circolare propone un cambiamento sistemico, che interessa tutti i settori e tutte le fasi produttive: la progettazione del prodotto, i modelli di business, nuove risorse, fino ad una nuova cultura del consumo per la popolazione. Priorità per il futuro sarà lo smaltimento, il recupero e riciclo. La quota di smaltimento in discarica scende al 5%, mentre quella dei rifiuti urbani (familiari e di piccole imprese) da riciclare dovrà arrivare al 70% entro il 2030. Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, l’obiettivo proposto è invece l’80%.

Dati allarmanti a livello globale provengono dai rifiuti alimentari. Solo gli Stati Uniti gettano ogni anno 46 milioni di tonnellate di cibo. Non va meglio in Europa. La FAO calcola che, con quello che buttiamo, si potrebbero sfamare circa 200 milioni di persone. L’Europa prevede, una riduzione drastica del 30% entro il 2025, fino ad arrivare al  50% nel 2030.

A tal proposito, il Parlamento Europeo ha pubblicato le disposizioni da seguire fino al 2030, approvando il pacchetto denominato “economia circolare”. Il testo rappresenta la posizione del Parlamento in vista dei negoziati con il Consiglio dei ministri UE. e comprende direttive in materia di ambiente, clima economia e salute.

Attraverso un approccio circolare l’intero tessuto economico-sociale ne guadagna in termini di competitività, innovazione, risparmio di risorse e occupazione.

Si stima che nel 2018, in Europa l’indotto economico dell’economia circolare, è stato di 2000 miliardi di euro e ha dato impiego a 22 milioni di persone; da qui al 2030 si avranno 580mila posti di lavoro. In Italia, si calcola che ci sono almeno 190mila nuovi posti di lavoro, al netto di quelli persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo. L’analisi suggerisce come la crescita dell’economia circolare può intervenire positivamente in vari modi. Da un lato la riqualificazione professionale può concentrarsi proprio su quei disoccupati provenienti dai poli manifatturieri dismessi, portando positive ricadute a livello territoriale. Dall’altro, il tipo di professionalità richiesta, mediamente specializzata, potrebbe aiutare proprio quei profili intermedi che hanno maggiori difficoltà di reinserimento lavorativo,ma individua anche gli ambiti in cui saranno necessarie professionalità sempre più qualificate.

Altro dato positivo che emerge dal primo rapporto nazionale sull’economia circolare , l’Italia nel 2019 è prima in Europa. Puntare sulla ricerca e l’innovazione, sulla creazione di un Piano nazionale, migliorare gli strumenti, rilancio del ruolo della città e della rigenerazione urbana, accelerazione sull’approvazione delle direttive europee e infrastrutture ad hoc. Inoltre si deve implementare una Strategia nazionale e un Piano d’azione per l’economia circolare per affrontare carenze e ritardi, migliorare l’utilizzo degli strumenti economici, valutare gli incentivi pubblici esistenti e un riequilibrio del prelievo fiscale; tra le altre cose promuovere la bioeconomia, assicurare la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità, estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici con l’utilizzo dei Green public procurement, programmi per le città di rigenerazione urbana, attivare rapidamente le pratiche di end of waste (con i decreti che coinvolgono circa 7.000 imprese italiane).

Indispensabile saranno gli investimenti per l’Industria 4.0, si auspica, l’intervento del Governo per favorire il periodo di cambiamento, con incentivi alle imprese più virtuose e sostenibili e la formazione dei lavoratori per la continua riqualificazione. Investire sull’economia circolare, vuol dire avere un’unica strategia, che pone al centro la persona, le sue competenze e il suo lavoro, oltre a salvaguardare la salute di chi lavora e l’ambiente circostante.

Un modello di economia circolare, che coinvolge le abitudini dei consumatori ed investe i processi produttivi e manifatturieri, non solo delle grandi imprese ma anche del reticolato di PMI che caratterizzano il Paese, è in grado di creare nuovi posti di lavoro e al tempo stesso ridurre notevolmente la domanda di materie prime vergini. Nel prossimo futuro bisognerà ideare e sviluppare sistemi più efficienti di rigenerazione, riuso dei beni, facilitando la manutenzione dei prodotti e aumentandone la durata di vita. Gli operatori, quindi, dovranno concepire i propri prodotti con la consapevolezza che questi, una volta utilizzati, siano destinati ad essere riparati e riutilizzati.

In futuro, sarà l’occasione per confrontarsi con gli esperti, conoscere le aziende che già adottano modelli di economia circolare per orientarsi in un percorso di miglioramento dei processi aziendali e di sviluppo di nuove opportunità di mercato.

di Maria Carla Ferrara

  Categories: