Cosenza, forum sulle linee strategiche per il rilancio del turismo: puntare su cultura ed enogastronomia

Cosenza, forum sulle linee strategiche per il rilancio del turismo: puntare su cultura ed enogastronomia
Gennaio 28 13:30 2019 Print This Article

Cosenza – Si è conclusa la due giorni di confronto su politiche e strategie per il turismo, ma anche di testimonianze degli operatori che a vario titolo lavorano in un settore che, più di ogni altro, rappresenta il biglietto da visita di una città. “Siamo convinti che il turismo si fa in rete – così Rosaria Succurro a conclusione del 2° Forum sul turismo Città di Cosenza – e necessita del dialogo tra tutti, operatori e stakeholders”. A questo dialogo formativo l’assessore al turismo e marketing territoriale intende dare una continuità, “l’Amministrazione comunale vuole assolvere il ruolo propositivo di supporto a quanti, insieme, sono motore di questa potente macchina che è il turismo. Ancor prima che dare appuntamento al 3° Forum, consapevoli dell’importanza delle occasioni formative, da domani – annuncia – struttureremo incontri mensili tematici, ispirati dalla discussione che ha animato queste due giornate, che coinvolgeranno professionisti del settore ma anche chi operatore turistico vuole diventarlo”.

Dei tre prodotti turistici sui quali, secondo il piano strategico disegnato da Josep Ejarque, Cosenza deve puntare su Alarico e la sua leggenda, l’arte contemporanea e l’enogastronomia. Quest’ultima è stata oggetto dell’ultima sessione del Forum, moderata da Valerio Caparelli, che ha trovato tutti d’accordo nel dire che attraverso cibo e vino si racconta un territorio. La Pensa così Rosario Branda, direttore di Confindustria e grande appassionato di cucina, “il cibo è tra i principali marcatori di identità di un territorio ma c’è una barriera culturale da superare, quella che ci fa guardare al cibo come qualcosa di minimo, quando invece le abitudini e le tradizioni alimentari dicono molto della cultura del territorio”. È d’accordo l’esperta comunicatrice Nicoletta Polliotto, “il cibo non è solo un fattore che può monetizzare un territorio, ma è cultura, è quella differenza che dobbiamo trasformare in comunicazione. I nonni lo facevano coni loro racconti, oggi bisogna farlo con i nuovi canali, i nuovi media, ma ancor prima bisogna cambiare mentalità, aprirsi al confronto con altre esperienze e non pensare che la comunicazione non debba essere prioritaria o, peggio, che si possa improvvisare”. “In Calabria c’è un problema di riconoscimento culturale del cibo” – rafforza Valentina Oliveri, che di cucina calabrese scrive ed è molto letta anche all’estero. “La nostra cultura gastronomica è millenaria, la nostra è la madre della cucina mediterranea, abbiamo cibi che non possono essere riprodotti se non in determinati luoghi, la cui preparazione porta con sé l’identità e tutto un apparato di segni e simboli. Non c’è un popolo come quello calabrese che parli attraverso il cibo. Tutto ciò va scavato e indagato”. La conferma arriva proprio da un ristoratore, Antonio Biafora, animatore del progetto Cooking Soon, quando sottolinea che “non servono finanziamenti per restaurare i ristoranti ma persone che credono come noi nel territorio e valorizzano l’unicità del prodotto”.

Un’esperienza che fa ben capire la forza attrattiva dell’enogastronomico è rappresentata dalle Città del Vino, riunite in un’associazione nazionale, della quale il sindaco Mario Occhiuto è uno dei vicepresidenti. Al Forum, Iole Piscolla, delegata per enoturismo e formazione, evidenzia i risultati prodotti dal turismo del vino seppure sia un fenomeno molto giovane, “è una forma di turismo – afferma – che oggi vale 14 milioni di enoturisti. Ma c’è un cammino che le amministrazioni devono fare insieme alle attività produttive, promuovendo progetti, dialogando con orgoglio e senso critico. La Calabria ha un patrimonio eccezionale e un grande senso di appartenenza ma vanno messi a sistema, facendo in modo che i momenti formativi diventino una costante del proprio quotidiano”. Un costruttivo senso critico anima anche le parole di Maria Rosaria Romano, della sezione calabrese AIS, quando afferma che si fa poca promozione dei vini calabresi, “la carta dei vini deve essere fatta dal ristoratore e non dal rivenditore, perché il vino racconta di quel ristoratore, così come importante è la relazione tra il sommelier e il produttore di vino, che è una relazione tra storie e non solo tra persone”. Qualità chiama sempre formazione. Per la chef Caterina Ceraudo del pluristellato ‘Dattoli’ di Strongoli è vitale, “alla mia formazione, avvenuta fuori dalla Calabria, ho dato un senso innamorandomi sempre di più della mia terra. Lo chef quasi sempre si conosce per il nome e non per il luogo, io sono Caterina Ceraudo, chef calabrese, rappresento un territorio e cerco di raccontarlo attraverso i suoi sapori”. Mirabile sintesi di Demetrio Stancati, del Consorzio Terre di Cosenza DOP, che racchiude il mondo del magliocco, “dobbiamo parlare del nostro territorio in maniera ampia e non del singolo prodotto. Il territorio deve muoversi all’unisono”.

Punti di forza e punti di debolezza della promozione turistica sono stati trattati nella sezione su story telling e web marketing. Per Arturo Salerno, dell’omonimo studio, bisogna tornare al concetto di ospitalità ed accoglienza, “spingo gli albergatori a frequentare le attività esperienziali di altre regioni e ad essere presenti nei tavoli dove si discute l’accoglienza”. Paolo Posteraro, trasversale al turismo quale direttore di due riviste di bordo, percepisce una costante sensazione di attesa, al contrario “anche luoghi che non nascono con una vocazione turistica, con uno story telling ben costruito e un investimento sull’offerta hanno qualcosa da proporre”. La ricetta del comunicatore Lenin Montesanto si chiama marcatore identitario distintivo, “ogni paese della Calabria ne ha uno. Vanno mappati, riconosciuti, spiegati, ricostruiti in termini di story telling e, soprattutto, bisogna farli conoscere ai residenti. La prima grande sfida culturale è mettere in campo una grande azione di comunicazione interna”. Prima di lui Sonia Ferrari, docente di marketing turistico all’UniCal, sottolinea il ruolo del comunicatore attivo e l’efficacia del digital storytelling, anche multimediale, tanto più se a raccontare un luogo è chi lo vive”. Può dirsi un originalissimo storytelling quello che l’artista Luigia Granata fa sulla propria città e su elementi significativi della cultura calabrese. Dalla tela ai tessuti, le sue creazioni artistiche sono diventate capi di moda, molti pezzi unici e richiesti da ogni dove, collezioni che riproducono e raccontano luoghi di Cosenza storica, frutti della nostra terra, fino alle ultime, dove la ricerca dell’artista designer si sposta su personalità culturali molto identitarie ma dall’indubbio valore universale, dalle quali trae segni e simboli, nascono così le collezioni dedicate all’opera di Gioacchino da Fiore o a Federico II o ancora al Codex Purpureus Rossanensis. In modo diverso, ma ugualmente efficace, il regista Giacomo Triglia, racconta Cosenza e la Calabria, sfondo dei videoclip che gira con artisti famosi e che sul web hanno milioni di visualizzazioni.

Se parte della sfida si gioca sulla qualità dell’accoglienza, Cosenza dimostra di averla raccolta e anche bene. Le testimonianze sono di Daniele Donnici, dell’Associazione di promozione turistica Città di Cosenza che gestisce i punti informativi; di Paola Morano, guida turistica ed esperta d’arte; di William Gatto, moderno cantastorie, che racconta la città attraverso percorsi emozionali, vestendo i panni di personaggi che nel tempo ne hanno fatto la storia. Orgoglio identitario, racconto, emozioni: elementi che legano il lavoro di questi professionisti i quali, attraverso Daniele Donnici, riconoscono all’Amministrazione comunale l’impegno nella riorganizzazione turistica, con un investimento di risorse non banale sul sistema di accoglienza che ne è conferma. Allo stesso modo Paola Morano si fa portavoce del comune sentire delle guide turistiche, nelle quali l’Amministrazione comunale ha creduto, affidando il turismo alle professioni.

Chiusi i lavori del Forum, non è ancora concluso invece l’Educational Tour che, fino al 25 gennaio, coinvolge giornalisti di testate specializzate italiane e tedesche. Hanno già coniato un claim, Cosenza Emotion.

 

di Annarita Callar

 

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