L’autunno 2026 sarà molto caldo sul piano politico istituzionale in difesa della libertà

by fastadmin | 7 Agosto 2026 13:51

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Negli ultimi giorni è stato annunciato l’avvio di un nuovo confronto tra le principali organizzazioni sindacali e datoriali, finalizzato alla sottoscrizione di un ulteriore accordo interconfederale.
Il dialogo tra le parti sociali rappresenta un valore. Il confronto, la concertazione e la ricerca di soluzioni condivise sono elementi essenziali di una moderna democrazia industriale e nessuno può metterne in discussione l’importanza.
Il problema nasce quando accordi di natura privatistica (come quello che stanno per sottoscrivere circa 14 associazioni datoriali e sindacali) vengono utilizzati per perseguire finalità che la Costituzione affida esclusivamente al legislatore e, soprattutto, all’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione.
Se l’obiettivo dovesse essere ancora una volta quello di rafforzare un ordinamento intersindacale capace di produrre effetti che limitino il pluralismo sindacale o di attribuire efficacia generale ai contratti collettivi senza il percorso costituzionale previsto dall’articolo 39, CONF.I.A.L. (e non solo) si opporrà con assoluta determinazione.
Non è una battaglia contro qualcuno. È una battaglia per la Costituzione. È una battaglia per la libertà di associazione sindacale.
È una battaglia per il diritto dei lavoratori e delle imprese di scegliere liberamente i propri rappresentanti, senza monopoli, senza club ad escludendum e senza criteri selettivi costruiti fuori dal dettato costituzionale.
I Padri Costituenti compirono una scelta di straordinaria lungimiranza: non attribuirono le libertà sindacali alle organizzazioni, ma ai cittadini. La libertà di costituire un sindacato, di aderirvi, di non aderirvi o di dar vita a una nuova organizzazione appartiene alla persona, non alle strutture organizzative.
È proprio da questa scelta che nasce il pluralismo sindacale, che rappresenta una delle più alte espressioni della democrazia costituzionale.
Nessun accordo tra soggetti privati, per quanto autorevoli, può comprimere, selezionare o limitare una libertà che la Costituzione riconosce direttamente ai cittadini e ai lavoratori.
Le organizzazioni sindacali sono strumenti attraverso i quali tale libertà si esercita; non ne sono le titolari.
Alla luce anche della recente evoluzione della giurisprudenza costituzionale, ogni iniziativa che dovesse comprimere il pluralismo sindacale sarà oggetto di ogni iniziativa consentita dall’ordinamento, anche davanti ai competenti organi di giustizia costituzionale e ordinaria, affinché siano garantiti i principi fondamentali della Repubblica.
L’autunno che ci attende sarà certamente intenso. Ma non per alimentare contrapposizioni. Ma per difendere la libertà dei lavoratori di potersi associare liberamente, con i conseguenti diritti sottostanti.
Sarà intenso perché, appunto, crediamo che sia giunto il momento di riportare al centro del dibattito nazionale il pieno rispetto dell’articolo 39 della Costituzione, delle libertà sindacali e della pari dignità di tutte le organizzazioni che operano nel rispetto della legge.
La nostra non sarà una battaglia per un’organizzazione.
Sarà una battaglia per la libertà
di Benedetto Di Iacovo
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