by fastadmin | 9 Luglio 2026 17:52
Napoli – Dai grandi disastri nascono sempre modelli virtuosi di messa in sicurezza e normative maggiormente puntuali in chiave di prevenzione e mitigazione del rischio.
E’ accaduto – ad esempio – per il terremoto dell’Irpinia del 1980 che di fatto ha dato vita all’attuale sistema della protezione civile.
Il primo grande disastro ambientale senza precedenti è stato quello dello stabilimento dell’Icmena di Meda in Brianza al confine con Seveso che provocò una fuoriuscita di diossina a casa di un guasto. Era il 10 luglio del 1976.
Il tragico evento rappresentò l’occasione per l’ approvazione della famosa direttiva Seveso che ha costituito – in questi anni – un punto di riferimento per il contenimento di questo tipo di rischi.
Lo scorso martedì 7 luglio si è tenuto – presso l’Auditorium “La Porta del Parco” un interessante workshop che ha visto al centro del seminario la collaborazione istituzionale per la salvaguardia non solo della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e dei territori. L’evento è organizzato dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Napoli – in particolare su impulso della Commissione Prevenzione Incendi, coordinata dall’ingegnere Giuseppe Napolitano – in collaborazione con la Direzione regionale Inail Campania, la Città metropolitana di Napoli, il Comune, la Regione, l’Arpac, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la Protezione civile della Campania, l’Asl Napoli 1 centro, l’Ispra, il Commissariato straordinario per la bonifica ambientale e la rigenerazione urbana dell’area di rilevante interesse nazionale Bagnoli-Coroglio e il Consiglio nazionale degli ingegneri.
“Il disastro ICMESA- afferma l’ingegnere Giuseppe Napolitano, coordinatore della Commissione Prevenzione Incendi dell’’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli – segnò profondamente la coscienza dell’Europa, dimostrando come un incidente industriale possa avere conseguenze devastanti sull’ambiente, sulla salute e sul tessuto sociale di un territorio. Da quella tragedia è nata una nuova cultura della prevenzione, che ha trasformato un evento drammatico in un patrimonio di conoscenze, regole e responsabilità condivise. Oggi, a cinquant’anni di distanza, il nostro compito non è soltanto ricordare ciò che è accaduto, ma fare in modo che quella memoria continui a orientare le nostre scelte. Perché la memoria ci insegna ciò che è successo; la prevenzione ci consente di evitare che accada di nuovo. In questi cinquant’anni è cresciuta la consapevolezza che la sicurezza non possa essere affidata esclusivamente al rispetto delle norme. La sicurezza è il risultato di competenze, formazione continua, innovazione tecnologica, pianificazione e capacità di cooperare”
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