Cnel, classificazione dei contratti: discriminazione che mina la pari dignità delle rappresentanze sindacali. La posizione di ADLI – aderente a Conf PMI ITALIA

by fastadmin | 30 Aprile 2026 12:03

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La delibera del Direttivo del CNEL dello scorso 22 aprile solleva rilevanti perplessità in relazione ai principi sanciti dall’art. 39 della Costituzione italiana, che tutela la libertà e il pluralismo sindacale.

In particolare, appare problematica la classificazione dei CCNL depositati in due categorie distinte: nella prima vengono collocate le principali confederazioni sindacali — quali CGIL, CISL e UIL — insieme alle maggiori organizzazioni datoriali, tra cui Confindustria, Confcommercio e Confesercenti; nella seconda, invece, confluiscono tutti gli altri contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti da organizzazioni settoriali.

Una simile impostazione rischia di introdurre una gerarchizzazione non prevista dall’ordinamento, con effetti potenzialmente discriminatori nei confronti delle organizzazioni escluse dalla prima categoria. Ne deriva una possibile compressione del principio di pari dignità tra le rappresentanze sindacali, nonché una limitazione indiretta della libertà di contrattazione collettiva.

Più che garantire trasparenza e ordine nel sistema dei contratti, tale scelta potrebbe contribuire a cristallizzare gli attuali assetti di rappresentanza, ostacolando il pluralismo e l’evoluzione del sistema sindacale.

Si auspica, pertanto, una revisione della delibera, nel pieno rispetto dei principi costituzionali e a tutela di un sistema realmente aperto, inclusivo e democratico

Presidente ADLI – aderente a Conf PMI ITALIA

Mattia Mingardo

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