Cnel, riforma dei contratti: scatta la “levata di scudi” del CIN e di altre sigle sindacali e datoriali. “La misura è colma”

by fastadmin | 26 Aprile 2026 13:37

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Roma – Dopo mesi di incontri serrati, convegni, approfondimenti tecnici, studi giuridici e osservazioni rimaste senza risposte concrete, la misura è colma. In data 24 aprile 2026 è stata formalmente trasmessa, tramite PEC istituzionali, una richiesta ufficiale di intervento urgente, audizione parlamentare e protesta formale contro quanto deliberato dal CNEL il giorno, 22 aprile 2026. La denuncia è stata indirizzata ai massimi vertici istituzionali del Paese: Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Capigruppo parlamentari di tutti gli schieramenti, nonché per conoscenza al Presidente del CNEL. Un atto formale, solenne e documentato, inviato con il mezzo più idoneo e tracciabile previsto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione: la Posta Elettronica Certificata (PEC). L’oggetto della comunicazione è inequivocabile: richiesta immediata di fermare un sistema che, in assenza di una vera legge sulla rappresentanza prevista dall’articolo 39 della Costituzione, pretende di selezionare chi può esistere e chi deve scomparire nel mondo del lavoro italiano. A sottoscrivere la protesta e la richiesta di audizione non è stato un soggetto isolato, ma un ampio fronte raccolto nel Coordinamento Intersindacale Nazionale (CIN) promosso da CONF.SELP, con l’adesione di numerose organizzazioni sindacali e datoriali. Tra i firmatari risultano, tra gli altri: Organizzazioni sindacali Organizzazioni datoriali Ma il dato politico più rilevante è un altro: attorno all’iniziativa stanno convergendo molte ulteriori sigle e realtà associative, segno evidente che il disagio è diffuso e non riguarda pochi soggetti marginali, bensì una parte rilevantissima del pluralismo economico e sindacale italiano. Il documento trasmesso denuncia apertamente il rischio di un sistema chiuso e autoreferenziale, nel quale pochi soggetti già dominanti finiscono per scrivere le regole a proprio vantaggio monopolistico, escludendo gradualmente chi rappresenta realmente territori, PMI, nuovi lavori e lavoratori non intercettati dalle strutture tradizionali. Contestualmente è stata predisposta anche una proposta organica di legge su rappresentanza, legalità e democraticità, da sottoporre al Parlamento, per restituire centralità alle istituzioni democratiche e introdurre criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori. Il messaggio inviato alle istituzioni è netto: non ci fermeremo qui. Non è più tollerabile che una vasta parte dei corpi intermedi italiani venga lasciata fuori dai luoghi decisionali e descritta come il problema del sistema, quando spesso ne rappresenta invece la componente più dinamica, territoriale e innovativa. Il 23 aprile 2026 può e deve diventare la data in cui una larga parte del mondo del lavoro ha deciso di rialzare la testa. di redazione

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