Iran, rivolta repressa nel sangue. Cerciello (Conf PMI ITALIA) “Preoccupati per un mondo dove il diritto internazionale sembra sparito”

by fastadmin | 30 Gennaio 2026 0:34

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La foto della ragazza che brucia l’ immagine dell’ayatollah ha fatto il giro del mondo e sarà sicuramente consegnata alla storia. Non è la rabbia cieca di un momento, bensì la rottura consapevole di un tabù che segna uno spartiacque, perché mostra come la paura stia lasciando spazio a una nuova forma di coraggio civile, soprattutto tra i più giovani.

Oggi, l’Iran vive una fase di instabilità profonda, forse la più delicata dalla nascita della Repubblica islamica nel 1979. immobile. Questa ulteriore ondata iniziata a fine dicembre è partita, in primo luogo, per le difficoltà economiche — aggravate da sanzioni internazionali, inflazione e disoccupazione che hanno fatto da detonatore. Tuttavia, ridurre la protesta a una rivendicazione materiale sarebbe fuorviante. In gioco c’è un conflitto di visioni: da un lato l’ordine teocratico, fondato su controllo morale e disciplina; dall’altro una popolazione che chiede spazi di libertà, dignità individuale e riconoscimento sociale.

Al centro di questa frattura si colloca la condizione della donna, divenuta negli ultimi anni il vero nervo scoperto del sistema. Le donne iraniane non sono semplici vittime di un apparato repressivo: sono soggetti politici attivi, protagoniste di una contestazione che tocca il cuore dell’ideologia di Stato. Il controllo sul corpo femminile — a partire dall’obbligo del velo — è da sempre uno dei pilastri simbolici della Repubblica islamica. Metterlo in discussione significa mettere in discussione l’intero edificio del potere. Del resto, proprio l’uccisione – qualche anno fa – di Mahsa Amini, picchiata dai “Guardiani della rivoluzione” fino all’ultimo respiro, solo per non aver indossato correttamente il velo, diede vita all’insurrezione del 2022.

La gioventù iraniana è il motore di questa fase storica. Una generazione istruita, urbanizzata, connessa al mondo nonostante censure e blackout digitali, che non riconosce più nel linguaggio del regime la propria esperienza quotidiana. Le proteste attraversano classi sociali, territori, appartenenze etniche e religiose: studenti, lavoratori, donne, minoranze curde, baluche e arabe compongono un mosaico eterogeneo, difficile da ricondurre a un’unica leadership ma unito da un sentimento comune di rifiuto.

Sul piano internazionale, l’Iran appare sempre più isolato. Le tensioni con l’Occidente, l’inasprimento delle sanzioni, il ruolo controverso nella regione mediorientale e il raffreddamento dei canali diplomatici contribuiscono a un clima di accerchiamento che il regime utilizza per giustificare la repressione interna. Ma questa narrativa fatica a convincere una popolazione che vede nella politica estera aggressiva un ulteriore fattore di impoverimento e chiusura.

L’Iran, oggi, è un Paese sospeso. Tra la forza di un apparato repressivo ancora efficiente e la spinta di una società che non accetta più il silenzio. Le donne, con i loro gesti quotidiani e simbolici, hanno aperto una breccia che difficilmente potrà essere richiusa. La domanda non è più se il cambiamento arriverà, ma a quale prezzo e con quali conseguenze per l’equilibrio interno e regionale, anche in considerazione della forte eterogeneità del

“La brutale repressione posta in atto dalle autorità iraniane – afferma Tommaso Cerciello, presidente di Conf PMI ITALIA – non può lasciarci indifferenti. L’Iran è un grande paese con una tradizione millennaria che non può essere mortificata da un regime teocratico che disprezza la vita e i diritti fondamentali della persona. I giovani, soprattutto le giovani donne, stanno dimostrando un grande coraggio nel ribellarsi a costo della vita. Purtroppo quello che maggiormente preoccupa è la crisi profonda delle organizzazione internazionale così come del diritto internazionale. In questo caos, si rischia di tornare alla legge del più forte con pericolose ripercussioni i cui effetti non possiamo nemmeno immaginare. L’auspicio è che si prenda coscienza di tutto questo e si lavori seriamente per un nuovo equilibrio del mondo. In tal senso anche ‘Europa deve necessariamente in una posizione più coesa e far sentire la propria voce e unitaria, portando un contributo di idee proprio, capace con la propria tradizione cultura a svolgere un autorevole ruolo di mediazione sui diversi terreni di crisi dello scacchiere internazionale”

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